Dario Ballotta, classe 1914, allo scoppio della guerra, partecipa a diverse campagne militari, prima in Africa, poi in Albania e Grecia; infine, nel maggio del 1941 è a Corfù e successivamente a Cefalonia, dove incontra la morte.
A Cefalonia fa parte della 44 ° Sezione sanità della 33° Divisione Fanteria della Divisione Acqui, ed è in servizio nell'infermeria o ospedale da campo di Franata.
Come si ricava dalla testimonianza delle numerose lettere, con i risparmi della diaria giornaliera (che invia alla famiglia in Italia come testimonia un vaglia dell' 11 luglio 1941) riesce anche a comperare olio, mandorle e prodotti locali che poi invia ach'essi a casa: la sua vita, come quella di tanti altri commilitoni, appare serena, al di là del dolore per la lontananza dalla famiglia, soprattutto dalla moglie e dal giovanissimo figlio Carlo (che il padre chiama affettuosamente Carlino): a lui indirizza il 26 giugno 1943 una cartolina in occasione del suo quinto compleanno, manifestando l'auspicio di poter presto tornare in patria. Nessun presagio su quello che avverrà di lì a poco. La versione attendibile della sua morte, datata 21 settembre 1943, è riportata da Alfio Caruso nel suo libro Italiani dovete morire, quando il plotone di rastrellamento entra in infermeria e mette al muro per la fucilazione medici, infermieri e pazienti tutti disarmati: un episodio di inaudita barbarie.
" Qualcuno - scrive Caruso - protesta, molti piangono, tutti si abbracciano, si baciano nella ricerca di un po' di conforto davanti a una sentenza assurda prima ancora che aberrante. Vengono tirate fuori le fotografie dei genitori, della moglie, dei figli……Ecco il rumore sordo delle mitragliatrici piazzate in terra, dei caricatori inseriti. Dalle file dei condannati si leva un urlo lacerante, l'urlo di chi non vuole morire senza una colpa. S'implora la pietà dei macellai mostrando le foto bagnate dalle lacrime."
"A Frankata , racconta il figlio Carlo, penso sia stata un’azione sbrigativa. Erano in pochi e, come scrive Caruso, quando è entrato in infermeria il plotone di rastrellamento ha fatto uscire tutti all’aperto, meno il cappellano che, mentre cercava di uscire assieme ai commilitoni, ne era impedito dai tedeschi ed ha sentito le raffiche di mitra."
I soldati della 44° sezione alzano il braccio con il bracciale della Croce Rossa, agitano il patentino internazionale della Sanità. La risposta sono le raffiche. Chi non ha la fortuna di morire subito diventa il bersaglio di un sadico tiro a segno, come avviene nelle fiere, nei poligoni: un tot di punti a seconda se si colpisce il cuore, la testa, il polmone….All’alba dall’ammasso informe di corpi (ne estrarranno) diciotto ancora in vita”. Ha ottenuto la croce al merito di guerra per aver salvato la vita ad un militare.
L’Amministrazione comunale di Fidenza ha intitolato a Dario Ballotta il campo sportivo, che si trova su via Caduti di Cefalonia e in prossimità dell’area riqualificata a spazio urbano attrezzato con in mezzo il monumento, inaugurato nel 2005, dedicato ai Martiri di Cefalonia.



Dario Ballotta


La Croce al Merito
di Guerra

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