L'ANTEFATTO: GLI EVENTI TRA 25 LUGLIO E 8 SETTEMBRE 1943
Il 1943
ha rappresentato per l'Italia il momento più tragico della sua
storia ed il periodo compreso tra il 25 luglio e l' 8 settembre 1943,
cioè dalla caduta del fascismo alla proclamazione dell'armistizio,
è stato definito " una tragedia con molti errori" ,
errori vecchi e nuovi, ma in buona parte dipendenti dai primi; infatti
è al regime che risalgono le responsabilità della guerra
e, una volta , caduto il regime fascista, dopo vent'anni di dittatura,
il Paese è lasciato a combattere una guerra ormai segnata e con
l'alleato tedesco intransigente sul nostro territorio .
Alle 22.45
del 25 luglio furono trasmessi due radiomessaggi al popolo italiano,
nei quali si annunciavano la destituzione di Mussolini, la nomina di
Badoglio alla guida del governo e l'assunzione da parte del re del comando
delle Forze Armate; nel contempo, però, si dichiarava pure che
la guerra continuava ( " la guerra continua
.L'Italia
mantiene
fede alla parola data ").
Malgrado quest'ultima precisazione i due messaggi furono accolti con
entusiasmo dalla popolazione e quel proclama per quarantacinque giorni
rappresentò per un esercito in guerra l'unica indicazione di
comportamento. Non c'era altra soluzione, "anche se l'alleanza
non era più fra due potenze affini politicamente, ma ormai, "
ibrida" fra un regime, quello nazista, e una monarchia non più
fascista". (A.Bartolini, Per la patria e la libertà!, Mursia
,1986,pag.8).
Questo proclama non trasse in inganno i tedeschi, ma in quei quarantacinque
giorni impedì ai soldati italiani di maturare la coscienza della
nuova situazione nazionale.
Le vittime di questo " inganno" saranno le forze armate italiane
dislocate fuori dai confini italiani."
( ibidem).
" Dal 25 luglio all'8 settembre, in quasi un mese e mezzo, si era
perso del tempo prezioso nell'illusione di poter convincere gli Alleati
a fornire un sostanziale aiuto per potersi staccare dalla Germania e
di concordare la data e le modalità dell'armistizio" ( Carlo
Cigliata, Le cinque giornate più controverse della guerra d'Italia,
in " Rivista militare" n.1-2, Roma 1975.)
Il Governo Badoglio indirizzò le principali energie a stipulare
con gli Alleati un armistizio che venne , in effetti, firmato a Cassibile
in Sicilia, il 3 settembre.
Il problema era rappresentato dai tedeschi che non avrebbero accettato
passivamente la capitolazione dell'Italia e neppure avrebbero abbandonato
il nostro territorio , dopo la pace separata con gli anglo-americani.
Badoglio cercò di prendere tempo , ma gli alleati gli comunicarono
che l'8 settembre avrebbero reso pubblico l'avvenuta firma dell'armistizio.
Badoglio si rassegnò a diffondere via radio la notizia che l'Italia
aveva cessato le ostilità con l'Inghilterra e gli Stati Uniti.
" L'annuncio dell'armistizio ha lo stesso stigma del proclama con
il quale il 25 luglio era stata annunciata la caduta di Mussolini: un
saggio di ambiguità nel quale non si trovò neppure il
coraggio di chiamare tedeschi i tedeschi, ripiegando su una formula
ambigua
e non chiude il conflitto, ma sostituisce un avversario
con un altro
.mentre tutto l'atteggiamento germanico, dal 25 luglio
in poi, preannuncia non eventuale, ma sicuro, un atto di forza quale
replica al tentativo italiano di salvare il salvabile" ( ibidem
pag.9).
Anche se si preannunciava una dura reazione da parte tedesca, i comandanti
dei vari reparti dell'esercito furono lasciati del tutto privi di ordini
e di indicazioni operative e la situazione si trasformò in un
vero e proprio caos generalizzato.
Il messaggio radiofonico è privo di qualsiasi carica capace di
scuotere il morale dei soldati, è una fredda burocratica notizia
che annuncia la fine di una guerra ed il soldato italiano non comprende
che per lui ha inizio il vero dramma e la Wehrmacht gioca subito una
carta di grande effetto psicologico: milioni di volantini invitano i
soldati italiani a consegnare le armi all' "alleato" e a tornarsene
a casa..
La formula "Tutti a casa!" riassume meglio di tante parole
l'atteggiamento di gran parte dell'esercito, che si disgregò
completamente. La sorte di centinaia di migliaia di giovani alle armi
rimane legata al filo dell'imprevisto e dell'imprevedibile.
( Non tutti i reparti militari italiani si sbandarono; nel nord Italia
gruppi di militari fuggirono sulle montagne e diedero vita a nuclei
di resistenza armata.)
Particolarmente difficile divenne la situazione dei reparti che furono
sorprese dall'armistizio fuori del territorio nazionale.
Anche se privi di ordini precisi, anche se abbandonati, i soldati italiani
all'estero seppero affrontare con dignità e coraggio la situazione.
Dalla data 8 settembre 1943 derivarono infinite tragedie.
L'episodio più drammatico avvenne a Cefalonia,
un'isola del mar Ionio presidiata dalla divisione Acqui, dipendente
dall'11° armata con sede ad Atene.
A Cefalonia con l' 8 settembre comincia il dramma.
CRONOLOGIA
8 settembre , ore 19: radio Londra comunica che
il governo italiano ha chiesto l'armistizio.
8 settembre, ore 19.45: il Maresciallo Badoglio annuncia l'armistizio.
Al Comando della " Acqui" alle ore 21 dell' 8 settembre arriva
un comunicato, causa di confusione e di dubbi, del comandante dell'XI
armata , Generale Vecchierelli, che invitava le truppe italiane a rimanere
al loro posto e di continuare le relazioni amichevoli con i tedeschi,
salvo resistenza armata ad atti di violenza da parte di chiunque, anche
di quest'ultimi.
Il comando Divisione, alle ore 23, ordina il trasferimento della riserva
divisionale in Argostoli per controllare la baia.
Durante la notte tra l'8 e il 9 settembre sono stati notati movimenti
di autocarri tedeschi da Lixouri
ad Argostoli.
9 settembre, ore 9: il
generale Gandin chiama a rapporto il tenente colonnello Barge
per comunicargli il testo del primo radiogramma del generale Vecchierelli
e si accordano ad evitare che sorgano incidenti tra italiani e tedeschi.
9 settembre, ore 20: perviene il secondo radiogramma emesso dal generale
Vecchierelli.
E' da ritenere apocrifo? Bisognava ubbidire al Governo che imponeva
di cessare le ostilità contro gli alleati e di reagire ad atti
di violenza tedeschi o ubbidire al Comandante dell'XI Armata che ordinava
la consegna delle armi ai tedeschi, nemici degli alleati?
Altri messaggi di dubbia interpretazione vengono captati e rimangono
vane le speranze di ricevere disposizioni più chiare.
Arrivano notizie incontrollate, anche contrastanti tra loro, secondo
le quali sul suolo greco vi sarebbero stati conflitti tra nostre truppe
e truppe tedesche e ad accrescere la confusione un'improvvisa propaganda
greca " L'Italia e la Grecia" - si legge nei fogliettini,
- "le due nazioni più civili del mondo, non possono essere
schiave della barbara Germania. I fratelli greci staranno accanto ai
fratelli italiani nella loro lotta per la libertà."
Il mattino del 10 settembre il
Tenente Colonnello Barge, a nome del Comando superiore tedesco, chiede
al generale Gandin la consegna completa delle armi, comprese quelle
individuali, entro le ore 10 dell'11 settembre nella piazza principale
di Argostoli.
Nel primo consiglio di guerra prevalse il parere di cedere le armi ed
alcuni movimenti militari compromettevano la sicurezza del nostro schieramento
lasciando ai tedeschi aperta la via di Argostoli.
Il soldato della " Acqui" non intendeva consegnare le armi
e subire questa umiliazione di fronte alla popolazione di Cefalonia.
A rafforzare questa situazione contribuiva la solidarietà del
popolo greco ed anche ufficiali dell'ELAS si erano presentati ai nostri
comandi chiedendo armi ed offrendo la loro collaborazione.
Nella mattinata dell'11 settembre il ten.col.Barge, che durante la notte
aveva avuto un rapporto con le superiori autorità tedesche, manda
al gen.Gandin un ultimatum:
1) con i Tedeschi
2) contro i Tedeschi
3) cedere le armi.
Termine ultimo per la decisione e la risposta : le ore 19 dello stesso
giorno.
Nelle prime ore del pomeriggio il gen.Gandin convoca i comandanti di
Corpo, i quali confermano la cessione delle armi, come pure consigliano
i sette cappellani.
11 settembre, ore 19: il gen. Gandin comunica
al ten.col.Barge e al ten. Fauth, in presenza dell'interprete capitano
Gennaro Tomasi che la Divisione è in linea di massima disposta
a cedere le armi.
Nelle prime ore della notte si diffonde una notizia che, nella vicina
isola di Santa Maura, i tedeschi, dopo aver ricevuto in consegna le
armi collettive avevano provveduto a disarmare, con una azione violenta,
ufficiali e soldati delle armi individuali e successivamente i reparti
sarebbero stati avviati verso campi di concentramento.
Non c'erano più dubbi: i tedeschi volevano sopraffarci e imprigionarci.
12 settembre, ore 4: il gen. Gandin affida al
capitano Tomasi la conferma per iscritto che la Divisione in linea di
massima è disposta a cedere le armi.
Fin dalle prime ore i tedeschi si andavano organizzando nella zona di
Lixouri e si moltiplicano gli incidenti tra Italiani e Tedeschi e lo
stesso Gen.Gandin fu oggetto di un atto di violenza da parte di soldati
del nostro esercito.
13 settembre,
alba: due grossi pontoni da sbarco tedeschi corazzati ed armati con
cannoni da 120 a prora e con mitragliatrici sul ponte di comando stanno
entrando in porto, ma i nostri soldati per tutelare la bandiera e l'onore
fanno fuoco: uno viene affondato, l'altro inverte la rotta verso Lixouri,
ma viene investito dal fuoco delle batterie della Marina e si arrende.
Il primo attori ribellione è compiuto ed inizia la battaglia
di Cefalonia.
Contemporaneamente un gruppo di soldati e patrioti greci assaltavano
pattuglie isolate ed altri incidenti si verificano nell'isola e alcuni
militari italiani insieme con patrioti greci assalgono il Comando tedesco
del genio Marina..
13 settembre, mattino: Ammarava nella baia di
Argostoli un idrovolante, proveniente da Atene con a bordo il col.Bush
del Comando Superiore tedesco ed un capitano dell'Aeronautica italiana
Arnaldo Brezzi ( che si era prestato alla poco onorevole funzione di
appoggiare i tedeschi nelle loro richieste) , per un colloquio con il
gen.Gandin .
Nella stessa giornata si recò a Cefalonia in idrovolante il gen.
Tedesco Hubert Lanz, comandante del XXII Corpo d'Armata da montagna
e non potendo ammarare nella baia di Argostoli perché impedito
dal fuoco italiano, riparò nella vicina Lixouri da dove telefonò
al gen. Gandin per chiedergli spiegazioni sulla mancata consegna delle
armi, come aveva ordinato il Comando d'armata del gen.Vecchiarelli e
per ordinare con un minaccioso ultimatum la cessione delle armi al Comandante
tedesco dell'isola, diversamente le forze armate tedesche costringeranno
a questa cessione.
L'atmosfera era ormai tesa e, purtroppo, vennero attuati altri spostamenti
di reparti contro la volontà degli stessi soldati che ormai comprendevano
l'importanza di ogni minimo movimento militare.
13 settembre, prime ore del pomeriggio: il Comando
supremo italiano ( Brindisi) con un radiogramma cifrato a firma gen.Rossi
risponde al gen.Gandin e conferma l'ordine del Governo di opporsi alle
richieste tedesche.
14 settembre, ore 1.30: il gen.Gherzi invia ai
comandanti di battaglione del 17 fanteria un fonogramma urgentissimo
con l'ordine di invitare i soldati ad esprimere il proprio parere sui
tre punti dell'ultimatum: contro i tedeschi, con i tedeschi, cessione
delle armi. Questo interrogativo viene posto ovunque con modalità
differenti e i soldati concordano di non cedere all'imposizione tedesca.
Fu un gesto eccezionale!
14 settembre , ore 12: L'esito del referendum
della Divisione " Acqui" di non cedere le armi e l'ordine
del Comando supremo giunto da Brindisi ( con ogni probabilità
si tratta della risposta di chiarimenti avanzata al Comando Superiore
, tramite la Marina Argostoli la sera del 9 settembre e rinnovata, pare,
la sera dell'11 settembre. Perché questo impiegabile ritardo
nella trasmissione dell'ordine considerato che risulta consegnato alla
Cifra di Marina Brindisi alle ore 9.45 dell'11 settembre?) di resistere
con le armi alla intimazione tedesca di disarmo vengono fatti conoscere
dal gen.Gandin , tramite il ten.col.Fioretti, al Comando tedesco nella
persona del tenente Fauth e si chiede di conoscere una risposta definitiva
entro le ore 9 del 15 settembre.
I tedeschi utilizzano il pomeriggio del 14 settembre e le prime ore
del 15 settembre lo utilizzano per rafforzare le loro posizioni con
rifornimenti via mare e via aerea.
Siamo al 15 settembre, una giornata che resta
memorabile nella breve storia della battaglia di Cefalonia.
15 settembre ,ore 9: i tedeschi chiedono ed ottengono una dilazione
fino alle ore 14.
15 settembre, ore 10:nella zona di Lixouri viene notato un intenso movimento
di aerei da trasporto tedeschi. Il comando italiano comunica ufficialmente
a quello tedesco che " ogni ulteriore ammaraggio di aerei da trasporto
sarebbe stato considerato atto di ostilità".
15 settembre, ore 10.45: le batterie contraeree italiane aprono il fuoco
contro due idroplani da trasporto tedeschi che stavano per ammarare
nella rada di Lixouri.
15 settembre, ore 14: i tedeschi scatenano un terrificante bombardamento
aereo con l'intervento di Stukas, e gettano nella battaglia tutte le
forze disponibili, reparti che erano sbarcati nei giorni dell'incertezza.
La battaglia di Cefalonia durò dal 15 al 22 settembre e fu una
battaglia aspra, rabbiosa, con poche speranze e senza illusioni e si
divide in tre fasi: la prima fase, dovuta ad iniziativa tedesca si sviluppa
in due attacchi simultanei nel settore ovest ed in quello orientale
e dimostrò chiaramente che l'unico elemento di superiorità
era per i tedeschi l'arma aerea.
16 settembre: sbarcano nell'isola nuovi rinforzi
tedeschi protetti dai caccia bombardieri e la città di Argostoli
fu distrutta dai bombardamenti, un gesto di brutale vendetta contro
la popolazione greca che aveva apertamente solidarizzato con i soldati
italiani.
17- 18 settembre: La seconda fase dovuta ad iniziativa
italiana si sviluppa con una serie di attacchi da sud e da nord, ma
si risolve sfavorevolmente per le nostre armi.
Nel corso della battaglia gli Stukas lanciarono sulle nostre truppe
anche manifestini invitanti alla resa e alla diserzione, ma non ottennero
l'effetto sperato.
18-19 settembre , notte: gli italiani attaccano
il presidio tedesco di Capo Munta, pericolosa postazione alle spalle
dello schieramento italiano, con esito sfavorevole ancora una volta
per l'intervento degli Stukas.
Pure il 19 settembre vengono gettati manifestini formulati con riferimento
a Cefalonia, ma ancora una volta inutilmente.
20-21 settembre: il numero dei tedeschi andava
rapidamente crescendo, gli italiani decidono per una manovra di aggiramento,
ma, i tedeschi, durante la notte attuano il loro piano e, all'alba,
il nostro attacco si infranse contro i forti reparti tedeschi e, ancora
una volta, gli Stukas sconvolgono lo schieramento della " Acqui".
22 settembre, ore 11: ogni difesa è militarmente
impossibile. Il gen.Gandin chiede la resa, che viene accordata senza
condizioni. La bandiera bianca, una tovaglia, si alza nel campo italiano.
22 settembre, ore 16: viene firmata ufficialmente
la resa.
Si completa la tragedia : i tedeschi non li fanno prigionieri, ma li
hanno sterminati a raffiche di mitraglia. Non consideravano gli italiani
prigionieri di guerra ,perché l'Italia non aveva dichiarato guerra
alla Germania, ma traditori da passare per le armi.
Per oltre quattro ore alla " casetta rossa",( piccola casa
dipinta di rosso, distrutta dal terremoto del 1953, e che oggi avrebbe
potuto essere un monumento alla Resistenza italiana in quell'isola greca),
tre squadre di otto uomini hanno fucilato ciascuno quattro ufficiali.
L'eccidio di Cefalonia si compì freddamente ed in queste tragiche
vicende si manifestò la pietà e la solidarietà
dei greci, che dopo aver tentato di salvare gli italiani dando loro
ospitalità nelle loro case, tentarono pure di recuperarne e ricomporne
le spoglie, mentre i tedeschi, in alcune località con immensi
roghi, distruggevano i corpi delle vittime, tanto che gli abitanti dell'isola,
vedendo alzarsi il fumo , dicevano: "Sono le anime dei soldati
della Divisione Acqui che salgono in cielo."
Anche nei giorni successivi continuò la caccia agli sbandati
e le abitazioni dei greci vennero perquisite e spesso devastate.
Cinquemila soldati della " Acqui" , sopravvissuti alla battaglia
e scampati alla feroce rappresaglia, stettero attendati ad Argostoli
in attesa di conoscere il loro destino; nel trasporto di soldati prigionieri
dall'isola al continente greco, tre navi urtarono le mine e affondarono
con il loro carico di circa tremila soldati; mille finiranno internati
in vari campi di concentramento. Gli altri resteranno a Cefalonia.
Cefalonia battezzata dai Greci " tomba degli italiani"
custodisce i segreti di interi reparti della Divisione " Acqui"